Antonio Nocera

“Pinocchio scappa dal pescecane”
43 cm base x 32 cm h.
Pastello
Pezzo Unico su carta Magnani di Pescia da gr.300
Anno 2009
Dimensione: altezza cm 32 - larghezza cm 42.
Valore: Euro 3.700,00
L’opera “Pinocchio scappa dal pescecane” è stata realizzata dal Maestro Antonio Nocera con la tecnica del pastello su carta Magnani di Pescia da gr.300. Il disegno fa parte degli studi per la realizzazione della grande scultura “Scappa!”, in bronzo policromo, che sarà collocata nei Giardini di Villa Garzoni a Collodi. Pinocchio è fra i personaggi più amati dall’artista che in oltre vent’anni gli ha dedicato mostre, libri e grandi opere.
Hanno scritto di Antonio Nocera, napoletano dalle molte patrie, che la sua arte esprime un concetto fondamentale: la vita è movimento. Già questo potrebbe bastare ad apparentarlo con Pinocchio, che - è stato giustamente osservato - corre sempre, e in questa corsa condensa l'espressione e il significato della propria esistenza. Tuttavia, ben altri meriti “pinocchieschi” ci fanno registrare Antonio Nocera nel già ricco album di famiglia di quegli artisti che con il loro lavoro hanno aperto nuove prospettive di interpretazione e di linguaggio a partire dal capolavoro letterario collodiano. Il suo lavoro più che decennale sul nostro burattino mostra una sperimentazione ed uno scavo continui, che gli sono consentiti dalla sua versatilità d'artista esperto e di felice espressione in molte tecniche, ma che non sono un puro virtuosismo. Ci parlano piuttosto di una volontà di comunicazione a più livelli, della tensione verso un'espressione sempre più sfaccettata, articolata e precisa di emozioni, esperienze e pensieri che in Pinocchio trovano il loro catalizzatore. Punto di snodo tra mito e letteratura, sappiamo bene come Pinocchio sia riuscito a rappresentare sogni ed incubi, individuali e collettivi, delle persone e delle culture più diverse da oltre cento anni ad oggi. Nell'arte di Nocera abbiamo ritrovato Pinocchio multiforme e al tempo stesso sempre uguale a se stesso, svettante tra i personaggi archetipici (la Luna, Pulcinella, Cappuccetto Rosso) di cui è popolato il mondo di questo artista. Si diceva che per Nocera la vita è movimento, e non c’è dubbio che il suo movimento sia la corsa. Il tratto innaturale, parallelo al terreno, con cui le gambe del suo Pinocchio e degli altri suoi personaggi si lanciano al galoppo attraverso la propria storia, attraverso la vita, è un segno non realistico che rende però lo slancio del corpo con estrema efficacia, come già sapevano gli anonimi che hanno istoriato, 10.000 anni fa, le pareti dell'Altopiano del Tassili. La capacità di Nocera a rendere con un linguaggio tanto universale quanto personale il mondo di Pinocchio, ci è vicino come istituzione, che da tempo ha scelto e propone come linguaggio universale per comunicare Pinocchio nelle arti visive al loro massimo livello, come testimoniano le opere di Emilio Greco, Venturino Venturi e Pietro Consagra nel Parco di Pinocchio a Collodi, o le numerose mostre che nell'ultimo decennio abbiamo proposto sia nel Museo-Biblioteca del Parco, sia in varie sedi in Italia e nel mondo.Anche per questo abbiamo scelto di annoverare Antonio Nocera tra gli artisti presenti nella collezione della Fondazione Collodi, certi che saprà comunicare i molti messaggi e suggestioni del nostro personaggio ad un pubblico senza frontiere, come è quello che conosce, ama e custodisce Pinocchio nel bagaglio del proprio immaginario e della propria cultura.
Pierfrancesco Bernacchi
Segretario Generale Fondazione Nazionale Carlo Collodi
C’era una volta... un re - diranno i miei distratti lettori -. E invece no. C’era una volta un serissimo pittore, uno scultore di grande professionalità, un disegnatore ispirato e tagliente: i suoi temi erano sociali, ispirati dal post realismo bellico, e raccontavano le rivoluzioni fisiche e spirituali degli uomini in eterno contrasto con i tempi, battagliavano con i complessi problemi del sud, costruivano barricate contro lo strapotere del capitale. Poi, questo signor artista ha avuto la sventura (o la fortuna?) di incontrare uno scrittore di parole perdute, un raccoglitore di pezzi di legno parlanti, un pittore di ombre da teatrini dell’inconscio. Insomma, in poche parole, un pinocchiologo. E l’incontro è stato folgorante. Da allora sono passati almeno dieci anni e l’artista (sempre col suo Lucignolo al fianco), scoperto il paese del balocchi, è partito a cassetta della carretta dei ciuchini, al posto dell’omino di burro, e non ha più fatto ritorno.(…)
Così, se penso un attimo ad Antonio Nocera, questo scultore dal naso lungo, cappuccetto e stivali, dalle sorellastre perfide, dai sette amici piccoletti, dalla barba ispida alla Mangiafuoco, la prima cosa che mi viene in mente è che sia pazzo. Infatti, come giudichereste voi un noto artista internazionale che, anziché dedicarsi a statue, ritratti, monumenti e fontane, facendo la spola tra Roma, Parma e Parigi, riverito e ossequiato da papi e ambasciatori, riempie lo studio di pinocchietti di bronzo, di plastica colorata e trasparente, di carta da pacco e di cera, acquerellati, rossi di sanguigna, con la giacchetta al vento e con la luna in testa, pinocchietti che corrono sempre, che salgono le scale a larghi passi, che si gettano nelle pozzanghere dai riflessi bronzei, che escono dalle pagine dei libri, perché nasi e piedi sono troppo lunghi?
Uno che va a Collodi a comprare la cartapecora a mille lire al centimetro, perché così i pinocchietti sembrano più vivi sotto la doccia dei colori ad acqua; uno che organizza mostre per portare in giro Pinocchio e le favole più celebri per l’Italia e per l’Europa, con centinaia di disegni, di quadri e di sculture; uno che ha proposto alle scuole elementari un grande concorso per far continuare a vivere il mondo magico delle favole di tutti i tempi.
No, no, Nocera è proprio pazzo. Anche perchè ha già pubblicato libri su Pinocchio e Cappuccetto Rosso, ma non libri normali, no, alti come il Vangelo e scritti e disegnati a mano.
E adesso non dormo la notte, in attesa che esca quest’ultima meravigliosa creatura di Antonio, come quando, da ragazzo, aspettavo davanti all’edicola che uscissero gli “Albi d’oro” con Rebo, Kit Carson e Giorgio Ventura. Sta nascendo la nuova scultura “Scappa!” un grande pescecane con Pinocchio che corre via, destinata allo Storico Giardino Garzoni entrato della Fondazione Collodi. (…)
Tiziano Marcheselli
Giornalista “Gazzetta di Parma”
